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Dario Fo: Omero era un bugiardo

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OMERO ERA UN BUGIARDO

Di Dario Fo

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Monologo trasmesso a “Lascia o Raddoppia” il 10 luglio 1958

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DarioFo

No, Omero non lo dovete tirar fuori… perché Omero è un bugiardo, come tutti i Poeti, del resto. Che pur di infiorare o di far diventare bella qualsiasi cosa, tirano fuori tante e tante di quelle bugie che, al confronto, quelle che dicono le donne fanno ridere…

Tanto per fare un esempio: il Schiller, quello che ha scritto la storia del Guglielmo Tell, dice che questo Guglielmo era bravissimo a tirare le frecce e che beccava in pieno la mela che aveva in testa suo figlio… E invece non è così: il bravo era suo figlio che, quando il padre tirava la freccia, anche se sbagliava di un metro… lui, con lo scatto di testa, riusciva lo stesso a infilzare la mela.

Ma ad ogni modo, il più bugiardo di tutti resta sempre Omero. Infatti lui comincia la storia dell’Iliade con: “Cantami o diva del pelide Achille…”, ma invece la storia non comincia mica così.

Comincia così:

“ Tutte le mattine, quando i soldati greci andavano alla battaglia, gridavano: “Achille! Achille!” saltava fuori un tipo con la barba nera e gli occhi cattivi che diceva: “Se gh’è?!”… ecco quello lì che aveva detto: “ Se gh’è?!” era l’Achille.

Se gh’è, che in greco antico – che sarebbe poi come il milanese moderno – vuol dire: cosa c’è… è tutta questione di cultura, insomma.

Come tutti sanno, L’Achille era invulnerabile dappertutto, meno che sul tallone d’Achille… che poi, gira e rigira, è sempre il calcagno. Ma lui, a dir la verità, non era delicato solo sul calcagno, ma anche nel resto dei piedi per via che ci aveva i piedi piatti… così che per prenderlo in giro i maligni lo chiamavano piè veloce o addirittura pelide, che è ancora più offensivo.

Ed era così delicato sul pelide, che un giorno un certo Alinunte, che poi si è saputo che era di Padova, gli è andato vicino e TAK!, gli ha mollato una gran scarpata sul ditone. “Porco qui, porco là! – s’è messo a gridare l’Achille – Ah, basta! Se mi pestano anche il ditone, io non ci sto più… fatela voi la guerra… io ritorno dalla mia mamma!”

La sua mamma, che come tutte le mamme ci aveva cuore per i pelidi di suo figlio, un giorno è andata da Vulcano e gli ha ordinato mica una corazza come dice l’Omero!, ma un paio di scarpe corazzate contro i pestoni.

Ed erano così belle quelle scarpe che tutti gliele invidiavano, tanto che il suio amico Patroclo gli ha detto: “Accidenti!, che belle che sono! Come mi piacerebbe farci un giro con quelle scarpe!”

L’Achille, che per gli amici faceva questo ed altro, gliele ha prestate e il Patrocolo le ha lasciate fuori, sul marciapiede… in sosta vietata. Era passato di lì un vigile troiano e gliele ha subito requisite.

Achille è andato subito a reclamare dai troiani… e siccome quelli non mollavano, ha preso la mascella di un asino che passava di lì e giù mascellate! Sotto a chi tocca! E ha rotto tante di quelle teste, ma tante di quelle teste che se lo ricordano ancora oggi a Bergamo.

Il fatto è che sul più bello salta fuori il Paride con un gran mantello e TAK!, una martellata sul mignolo del pelide d’Achille che TRAK!, cade per terra bell’e morto… povero pelide.

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Font: Archivio Francarame

Pdf del text original

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