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Francesco de Gregori. Plou a bots i barrals, al «Cantagiro» Homer puja a l’escenari, i ens canta…

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Omero al Cantagiro

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Piove che Dio la manda
Sulle bocche aperte
Piove che ci si bagna
Sulle macchine scoperte

Sarà bellissimo fermare il tuo spettacolo
In un fotogramma
Raccogliere pioggia e canzoni
Come fosse la manna

Perché ho fatto più di 100 chilometri per essere qui
A farti firmare i miei dischi
A ringraziarti che esisti
Fra lacrime e fischi

Cantami, Omero, cantami una canzone
Di ferro e di fuoco e di sangue e d’amore e passione
Lo sai che privato e politico
Li confondono spesso

Sarà diversa la musica
Ma il controcanto è lo stesso

Servono piedi buoni per la salita, fortuna e talento
E calli sulla punta delle dita
Per vedere di far suonare questa chitarra
Che sotto la pioggia risplende come un’arma da guerra

Giove dall’alto scaglia le sue saette
E si alzano dieci palette
Ed è subito notte, e la radio trasmette
E la pioggia non smette

Cantami, Omero
Cantami una canzone
Che nascondi nel pugno
Fallimento e successo

Sarà diversa la musica
Ma il pentagramma è lo stesso

Sarà bellissimo fermare questa musica in un fotogramma
Raccogliere pioggia e canzoni come fosse la manna
Perché ho fatto più di 100 chilometri per essere qui
A farmi bagnare i miei dischi, a vedere se esisti
Ma ognuno si prende i suoi rischi

Caldo e solenne sale sul palco Omero

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Francesco de Gregori
Àlbum : Sulla Strada

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“Infine, una strana canzone: Omero al Cantagiro, ritmi latini e un testo che si presta a mille letture. «Beh, io sono affezionato al ricordo del Cantagiro, quando non facevo ancora questo mestiere mi affascinava quel mondo, i cantanti mi sembravano figure mitologiche, Caterina Caselli era una dea… E così mi sono immaginato un cantante chiamato Omero, o forse è Omero stesso, che compare nella domesticità di quel mondo per regalare qualcosa di poetico, per rivendicare a questo lavoro una dignità spesso negata…».”

Entrevista a Francesco de Gregori: La Stampa 15/11/2012

“[Il cantagiro] Era un concorso musicale, oggi ce ne sono altri. Nella canzone piove dall’inizio alla fine. È una pioggia come quella di Blade runner: piove sul mondo del mio mestiere. C’è crisi forte, non solo economica, ma anche artistica. Nella pioggia un Omero miracolosamente sale sul palco e canta la guerra di Troia. Per fortuna nella musica ci sono tanti piccoli Omeri che tirano la baracca, mentre nessuno pensa più alla musica. La discografia non c’è più. Lo Stato aiuta altri prodotti come il cinema, anche quando non lo merita. So che non è il momento di chiedere soldi, ma è come se noi producessimo gomma da masticare, come se con De Andrè, Paoli, Jannacci o Ligabue la musica leggera non avesse scritto pagine importanti per questo Paese”

Francesco de Gregori. Afabiosroom.eu

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Cantagiro a:  it.wikipedia.org

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Categories:Homer Etiquetes: , ,

Pasolini, en la mort d’Hèctor

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EL CRIT D’HÈCTOR A HELENO
(A Cremona el ’33)
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El grec paisatge amb el Xanto
i l’Ida, en un blau febril brilla.
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El crit d’Hèctor a Heleno, i la ferocitat
de Minerva, la deessa favorita,
em turmenten: no vull que la llança
d’Hèctor caigui en va a la sorra!
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Tot sol, a la plana polsosa,
ell es mou amb l’ardor perfecta
de l’armadura… I a mi encara
em cohibeix l’Heroi, l’Espòs, a punt
de morir, tan sol.
……………………………..En la seva mort
ara sé que al pit m’esclatava
amor.

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Pier Paolo Pasolini
Carrer dels amors
Traducció de Lucia Pietrelli

Pasolini

Pier Paolo Pasolini (Bolonya, 1922 – Òstia, Roma, 1975)

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L’URLO D’ETTORE A ELENO
(A Cremona nel ’33)
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L’ellenico paesaggio con lo Xanto
e l’Ida, in un febbrile azzurro splende.
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L’urlo d’Ettore a Eleno, e la ferocia
di Minerva, la dea prediletta,
mi angosciano: non voglio che la lancia
d’Ettore cada a vuoto sulla rena!
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Solo, nella pianura polverosa,
egli si muove col perfetto ardore
dell’armatura… E a me fa ancora
soggezione l’Eroe, lo Sposo, in punto
di morte, così solo.
…………………………….Alla sua morte
ora so che nel petto mi esplodeva
amore.

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Pier Paolo Pasolini
(Via degli Amori, 1946)

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lucia_pietrelli

Lucia Pietrelli (Candelara, Itàlia, 1984)

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pasolini-quaderns-de-versaliaPier Paolo Pasolini

Quaderns de Versàlia, VI

Sabadell, 2016

ISBN : 9788461752133

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La Ilíada, l’Odissea, el Gènesi i l’Èxode. Piero Boitani

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MoisèsL’Iliade e l’Odissea, la Genesi e l’Esodo sono le pietre di fondazione della nostra letteratura e del nostro intero immaginario. L’Odissea e la Bibbia, in particolare, hanno un disegno in buona parte parallelo: la prima è la storia di un uomo che vuole tornare a casa dopo una lunga assenza e ricongiungersi a sua moglie, suo figlio, suo padre, e che è destinato a riprendere il viaggio per trovare una terra che non conosce il mare. La seconda è la storia di un popolo che, caduto in schiavitù ed esiliato, cerca di tornare nel paese dei padri, nella Terra Promessa, e che, una volta ritornato, è costretto a riprendere più volte il cammino: esiliato di nuovo, gli viene promesso un altro ritorno. L’Odissea può divenire viaggio di esplorazione e di scoperta, erranza di ricerca e persino di perdizione. Genesi ed Esodo sono l’errare alla ricerca di Dio, l’emigra­zione, la diaspora, lo smarrimento e la caduta perenni, costante rinascita e rinnovata aspirazione al compimento.

L’ombra di un parallelo fra Odissea ed Esodo viene intravista già da uno dei primi Padri della Chiesa cristiana, Clemente di Alessandria, quando, forse seguendo un’esegesi già stabilita negli ambienti giudaico-ellenistici della sua città, descrive nel Protreptikos — l’Esortazione ai Greci — il popolo di Israele errante nel deserto a causa della propria mancanza di fede e, subito dopo, il «vecchio di Itaca» vagabondo per il mare, deside­roso non dell’immortalità, della verità, della Luce della patria celeste, ma soltanto di vedere il fumo della sua terra. E se Clemente intuisce il rapporto quasi figurale fra una vicenda e l’altra sulla soglia tra la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra, più vicino a noi, ancora sul limitare tra due ere, James Joyce ha intrecciato nel suo Ulisse l’Odissea e la Bibbia, il ritorno ad Itaca e l’Esodo, in maniera vivificante e “comica” nel più alto senso della parola. […]

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Piero Boitani
Esodi e Odissee (p. 110)

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Boitani - Esodi e OdisseePiero Boitani

Esodi e Odissee

Liguori Editore. Napoli, 2004

ISBN: 9788820737351

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Com Penèlope, d’Stecchetti, sonet versionat pel metge i poeta Ramon E. Bassegoda

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SONET

TRADUCCIÓ DEL ITALIÁ STECHETTI

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Ramon E Bassegoda

Ramon E. Bassegoda

Com Penélope ets tu qu’els ulls inclina
anch que ‘l temor no sia en sa mirada,
qu’ á la calumnia vil i descastada
li fa cara ab virtut casi divina.
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D’amigues deslleials, la viperina
llengua qu’ honres desfá, t’ha respectada;
tu no semblas de carn, Deu t’ha donada
l’augusta magestat d’una regina.
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De tes formes quan fuig la escayent vesta
que superba en la dansa sols lluhi’
y á ton esguart, glassat el desitx resta;
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com Penélope ets tu que sabs teixi’
durant el jorn ton vel de dona honesta
per esquinsarlo á mitxa nit ab mi.
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R. E. Bassegoda

(Publicat a Quatre Gats. 23 de febrer de 1899).

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Lorenzo Stecchetti

Lorenzo Stecchetti

Penelope sei tu che il ciglio china
Ma che non china il viso intemerato,
Che la calunnia, i proci ed il peccato
Sfida colla virtù quasi divina.

Tu delle amiche tue fin la caina
Lingua e l’invido dente han rispettato.
Tu non sembri di carne. Iddio t’ ha dato
La sacra maestà d’una regina.

La veste meno che il pudor ti vela
Quando superba nelle danze vai,
Ed un tuo sguardo il desiderio gela.

Penelope sei tu, che tesser sai
A mezzogiorno la tua bianca tela
E meco a mezzanotte la disfai.

Lorenzo Stecchetti [Olindo Guerrini]

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«L’uomo ricco d’astuzie raccontami, O Musa, che a lungo errò…» Invocació de l’Odissea segons Rosa Calzecchi Onesti

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L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo

errò dopo ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia;

di molti uomini le città vide e conobbi la mente,

molti dolori patì in cuore sul mare,

lottando per la sua vita e pel ritorno dei suoi.

Ma non li salvò, benché tanto volesse,

per loro propria follía si perdettero, pazzi!,

che mangiarono i bovi del Sole Iperíone,

e il Sole distrusse il giorno del loro ritorno.

Anche a noi di’ qualcosa di queste avventure, o dea, figlia di Zeus.

rosa-calzecchi-onesti-da-bresciaoggi

Rosa Calzecchi Onesti (Milano, 1916 – Milano, 2011)

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Odissea, I, 1-10

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Versione di Rosa Calzecchi Onesti (1963)

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Odissea - CalzecchiOmero

Odissea

Versione di Rosa Calzecchi Onesti

Et classici
Giulio Einaudi editore. Torino, 2014
ISBN: 9788806219420

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Canta, o dea, l’ira d’Achille Pelide, rovinosa… Invocació de la Ilíada per Rosa Calzecchi Onesti

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Canta, o dea, l’ira d’Achille Pelide,

rovinosa, che infiniti dolori inflisse agli Achei,

gettò in preda all’Ade molte vite gagliarde

d’eroi, ne fece il bottino dei cani,

di tutti gli uccelli —consiglio di Zeus si compiva—

da quando prima si divisero contendendo

rosa-calzecchi-onesti-da-bresciaoggi

Rosa Calzecchi Onesti (Milano, 17 maggio 1916 – Milano, 7 agosto 2011)

l’Attride signore d’eroi e Achille glorioso.

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Ilíada, I, 1-7

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Versione di Rosa Calzecchi Onesti

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CESARE PAVESE, ROSA CALZECCHI ONESTI E LE TRADUZIONI DI OMERO PER EINAUDI.

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Iliade - CalzecchiOmero

Iliade

Et Classici

Giulio Einaudi editore. Torino, 2014

ISBN: 9788806219109

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La Circe de Cortázar i la Petita Circe de Buzzati

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Morelli había pensado una lista de acknowledgements que nunca llegó a incorporar a su obra publicada. Dejó varios nombres: Jelly Roll Morton, Robert Mussil, Dasetz Teitaro Suzuki, Raymond Roussel, Kurt Schwitters, Vieira da Silva, Akutagawa, Anton Webern, Greta Gargo, José Lezama Lima, Buñuel, Louis Armstrong, Borges, Michaux, Dino Buzzati, Max Ernst, Pevsner, Gilgamesh (¿), Garcilaso, Arcimboldo, René Clair, Piero di Cosimo, Wallace Stevens, Izak Dinesen. Los nombres de Rimbaud, Picasso, Chaplin, Alban Berg y otros habían sido tachados con un trazo muy fino, como si fueran demasiado obvios para citarlos. Pero todos debían serlo al fin y al cabo, porque Morelli no se decidió a incluir la lista en ninguno de los volúmenes.

Julio Cortázar
Rayuela

 

 

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Julio Cortázar

Julio Cortázar   (Ixelles, Brusel·les, 1914 – París, 1984)

Yo me acuerdo mal de Delia, pero era fina y rubia, demasiado lenta en sus gestos (yo tenía doce años, el tiempo y las cosas son lentas entonces) y usaba vestidos claros con faldas de vuelo libre. Mario creyó un tiempo que la gracia de Delia y sus vestidos apoyaban el odio de la gente. […]

[…]

[…] Un gato seguía a Delia, todos los animales se mostraban siempre sometidos a Delia, no se sabía si era cariño o dominación, le andaban cerca sin que ella los mirara. Mario notó una vez que un perro se apartaba cuando Delia iba a acariciarlo. Ella lo llamó (era en el Once, de tarde) y el perro vino manso, tal vez contento, hasta sus dedos. La madre decía que Delia había jugado con arañas cuando chiquita. Todos se asombraban, hasta Mario que les tenía poco miedo. Y las mariposas venían a su pelo —Mario vio dos en una sola tarde, en San Isidro—, pero Delia las ahuyentaba con un gesto liviano. Héctor le había regalado un conejo blanco, que murió pronto, antes que Héctor. […]

[…]

Julio Cortázar
Circe

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[…]

Buzzati2

Dino Buzzati (Belluno, 1906 – Milano, 1972)

Due giorni dopo la conobbi. Era nel suo studio, seduta sul divano. Giovanissima, una faccia arguta da bambina, la pelle tesa nell’inesprimibile freschezza dell’età, i capelli neri e lunghi avvoltolati in una strana pettinatura ottocentesca, il corpo da adolescente, ancora. Bella? Non so. Certo un tipo insolito, popolaresco e insieme chic. Ma c’era, fra il suo aspetto e le cose che mi aveva raccontato Umberto, una contraddizione  insuperabile. Tutto in lei era allegria, spensieratezza, gioia di vivere, ingenuo abbandono alle sollecitazioni della vita; o almeno pareva.

Con me fu gentilissima. Cinguettava, guardandomi, e le labbra si aprivano a sorrisi maliziosi. Esagerava anzi, in questo senso, come per un’aperta intenzione di conquista. E a Umbertop non badava, come si non esistesse. Umberto, in piedi, con uno stentato sorriso sulle labbra, la contemplava, istupidito.

Con un gesto di meravigliosa inverecondia, Lunella si aggiustò la gonna lasciando intravereder più del lecito. Poi piegò la testa, provocante, da scolaretta impertinente: «Sa chi sono? Io sono il ciclone» mi disse «io sona la tromba marina, io sono l’arcobaleno. Io sono… io sono una bambina deliziosa». E rideva, apparentemente felice.

[…]

Dino Buzzati
Piccola Circe

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Cortázar publica en Buenos Aires el relato que lleva por título Circe en el año 1951, dentro del volumen Bestiario, en un momento que él mismo califica de “emocionalmente difícil”. Quince años después, Dino Buzzati publica Piccola Circe en la colección de relatos breves que lleva por título Il Colombre. Ambos autores toman voluntariamente un motivo que es conocido por todos gracias a la herencia común de la cultura occidental. El motivo de Circe. Inspirándose en la Odisea trasladan la trama del capítulo dedicado a la diosa-bruja a la época actual, convirtiendo así a sus protagonistas en modernos odiseos que tienen que pasar por numerosas pruebas y dificultades.

En el caso de los textos que nos ocupan, la alusión al mito clásico convierte los dos relatos en un tejido de símbolos y motivos que converten su lectura en una búsqueda de paralelismos entre la obra moderna y su inspiración clásica. Se predispone de antemano al lector a recoger en el recorrido del texto alusiones argumentales a la obra homérica, observando al mismo tiempo en qué punto o puntos la versión moderna se aleja de la antigua.

La primera alusión que encontramos al mito clásico es el título. En el caso de Cortázar, éste es sencillamente Circe. No vuelve a aparecer una alusión directa al texto homérico en ningún otro momento del texto, pero el efecto ya está logrado. En Buzzati el título, Piccola Circe, es también la única alusión directa, pero no sólo nos prepara de cara a la trama argumental sino que también subraya el concepto de Lolita que encontraremos posteriormente en el argumento gracias al adjetivo piccola.

En todo caso, es claro que si el lector conoce el mito originario será capaz de ver más en el texto moderno. Prevemos lo que vamos a encontrar en el texto gracias a la herencia cultural, pero reelaboramos al mismo tiempo los conceptos a medida que se alejan de la línea original. Con ello cuentan los autores, que manejan de esta manera nuestro horizonte de expectativas. De manera que el mito cobra hoy un nuevo significado que es la suma de los significados que se le ha ido dando a lo largo de la historia, entendida ésta en el sentido hermenéutico. En el caso del mito clásico que nos ocupa, se sintetiza de manera absoluta en el concepto mismo del término Circe, que pasa a utilizarse en la lengua cotidiana con el significado de “mujer astuta y engañosa” [RAE]. Cortázar y Buzzati reinterpretan dicho concepto.

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Aránzazu Calderón Puerta
La trampa de Circe. El motivo mitológico en dos relatos de Julio Cortázar y Dino Buzzati.
Dins de: Reescritura e intertextualidad: literatura-cultura-historia
Editat per Urszula Aszyk

 

 

 

 

[…] la posibilidad de establecer un parentesco literario entre Buzzati y Cortázar nace del análisis de los mecanismos de lo fantástico en las obras de ambos autores. Mecanismos que, en ocasiones […], determinan también una construcción del cuento parecida. Tanto en Buzzati como en Cortázar, lo fantástico cotidiano peculiar del siglo XX se obtiene recurriendo a “vacíos”, formas distintas de reticencia que contribuyen a volver cada vez más lábil el nexo causal entre los eventos y a cubrir con ambigüedad e indefinición el discurso fantástico entero.

[…] lo que se calla, en estos textos, se vuelve aún más significativo que lo que se narra, pues lo no dicho no solo forma parte de una estrategia pensada para la creación del suspense, sino que constituye el sentido mismo del texto fantástico, coincidente con dicha indecibilidad e inexplicabilidad.

La pregunta fundamental se desliza pues de “què quiere decir lo dicho” a “qué es lo que se dice a través de lo no dicho”.

[…]

Buzzati y Cortázar organizan las elipsis en sus textos de manera parecida, aunque las modulaciones de lo fantástico y la función que este desempeña en sus cuentos alcanzan resultados diferentes.

[…]

 

Anna Boccuti
“Vacíos” fantásticos y absurdo: una lectura de los cuentos de Dino Buzzati y Julio Cortázar.
Les Ateliers du SAL 1-2 (2012): 75-92.

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Julio Cortázar

Cortázar - RelatosLos relatos

Círculo de Lectores

Barcelona, 1974

ISBN: 8422606038

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Buzzati - Il colombreDino Buzzati

Il colombre
e altro cinquanta racconti

Col. Oscar scrittori moderni, 1,235

Oscar Mondadori. Milano, 2013

ISBN: 9788804461104

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